Riferimento normativo: D.Lgs. 81/2008, artt. 36 e 37, commi 1 e 13 — Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 (Rep. Atti n. 59/CSR), Parte IV, punto 1.2
Un operaio arrivato da poco in Italia segue il corso sulla sicurezza, firma il registro, supera il test e riceve l'attestato. Sulla carta è tutto in regola. Poi l'ispettore gli fa due domande sul suo lavoro e si accorge che di quel corso non ha capito quasi niente, perché era tutto in italiano. A quel punto l'attestato vale poco: per la legge quella formazione non è stata adeguata, e la responsabilità ricade sul datore di lavoro.
Cosa dice la legge
L'articolo 37 del D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a dare a ogni lavoratore una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche (comma 1). Il comma 13 aggiunge che il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile e che, quando riguarda lavoratori immigrati, la formazione avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare, cioè della lingua in cui si fa il corso.
Per l'informazione vale la stessa regola: l'articolo 36, comma 4, chiede che le informazioni sui rischi siano comprensibili e, per i lavoratori immigrati, date dopo aver verificato che capiscano la lingua usata.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 riprende il principio nella Parte IV, punto 1.2. Per i lavoratori stranieri i corsi vanno fatti con modalità che garantiscano la comprensione dei contenuti, per esempio con la presenza di un mediatore interculturale o di un traduttore.
Chi deve fare la verifica della lingua
Il Ministero del Lavoro lo ha chiarito nelle FAQ sull'Accordo (n. 39 e n. 40): l'obbligo di verificare che il lavoratore capisca la lingua del corso è del datore di lavoro. L'ente di formazione partecipa all'analisi dei fabbisogni, ma non si sostituisce all'azienda.
La norma non impone un test con un modello preciso. Serve però poter dimostrare di averla fatta. Nella pratica bastano pochi passaggi:
- un breve colloquio o un test scritto prima del corso, con domande semplici sul lavoro e sulla sicurezza;
- un verbale firmato con l'esito e la lingua scelta per la formazione;
- la scelta di come fare il corso in base al risultato: in italiano, in un'altra lingua, oppure con un mediatore.
Saper parlare un po' di italiano per lavorare non basta. Un lavoratore può capire gli ordini di tutti i giorni e non capire cosa sono un DPI di terza categoria o una scheda di sicurezza.
Cosa rischia l'azienda
Se il lavoratore non ha capito il corso, la formazione si considera come non fatta in modo adeguato, con le conseguenze previste per la violazione dell'articolo 37, comma 1. L'articolo 55 punisce il datore di lavoro e il dirigente con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda, che dopo la rivalutazione del 2023 va da 1.709,49 a 7.407,80 euro. La sanzione si conta per ogni lavoratore.
Il rischio più grave arriva in caso di infortunio. In sede penale il giudice verifica se il lavoratore era davvero in grado di capire i rischi e le procedure. Un attestato firmato da chi non conosce la lingua del corso non basta a dimostrarlo.
Lo abbiamo visto anche nei nostri casi: un ispettorato ha contestato a un'azienda la formazione fatta in italiano a lavoratori nigeriani, chiedendo di rifarla in inglese, la lingua che conoscevano.
Come si fa bene la formazione a un lavoratore straniero
- Partire dalla nazionalità. Si sceglie la lingua che il lavoratore parla davvero, non per forza l'inglese. Un lavoratore del Marocco può preferire l'arabo o il francese, un lavoratore indiano l'hindi o il punjabi, un lavoratore albanese l'albanese.
- Materiale, quiz e attestato nella stessa lingua. Se il corso è in arabo, anche il test finale deve essere in arabo. Altrimenti la verifica dell'apprendimento non misura niente.
- Docente bilingue o mediatore in aula. Nei corsi in presenza o in videoconferenza, un docente che parla la lingua del gruppo o un mediatore accanto al docente risolve gran parte dei problemi.
- Addestramento pratico sul posto. Le procedure si mostrano sul posto di lavoro, con le attrezzature vere, e si controlla che il lavoratore le sappia ripetere.
- Tenere tutto nel fascicolo. Verbale della verifica linguistica, registro, test e attestato vanno conservati insieme e mostrati in caso di ispezione.
Come lavoriamo noi
Sulla nostra piattaforma FAD i corsi di sicurezza sono disponibili in più lingue, tra cui inglese, francese, spagnolo, arabo, albanese, hindi e punjabi. La lingua si sceglie sulla scheda del corsista in base al paese di nascita: lezioni, quiz e credenziali arrivano nella lingua giusta. Nei corsi in aula per gruppi di lavoratori stranieri lavoriamo con la codocenza in lingua.
Se avete lavoratori stranieri da formare o volete controllare se la formazione già fatta regge a un controllo, scriveteci su WhatsApp al 338 299 3247.
Il punto al 2 novembre 2026. Il testo dell'Accordo e le FAQ ministeriali sono indicati nelle fonti.
