Il dato che nessuno vuole vedere: metà delle imprese controllate era fuori legge
Secondo quanto riportato da fonti locali (tp24.it, marzo 2026), i controlli dell'Ispettorato del Lavoro nell'area di Trapani hanno rivelato che circa la metà delle imprese ispezionate aveva almeno una violazione tra lavoro nero e sicurezza sul lavoro. Due negozi di abbigliamento sono stati sospesi. Nei giorni successivi le ispezioni sono proseguite in tutta la provincia.
Non è un dato eccezionale per la Sicilia. È sostanzialmente allineato alla media nazionale: secondo i report INL, in ogni campagna di ispezione intensiva, la percentuale di aziende trovate con almeno un'irregolarità si attesta stabilmente sopra il 60%.
Perché il commercio al dettaglio è un bersaglio preferito nel 2026
Nel 2026, con il nuovo sistema di selezione delle ispezioni basato sui dati INAIL sugli infortuni e con il focus prioritario sui settori con lavoro sommerso, il commercio al dettaglio è finito nella lista dei target preferenziali per tre motivi:
- Alto tasso di lavoro nero: lavoratori "in prova", part-time non contrattualizzati, familiari che aiutano senza contratto
- Bassa compliance documentale: DVR assenti o generici, formazione mai erogata, sorveglianza sanitaria ignorata
- Alto turnover: lavoratori che cambiano frequentemente, spesso assunti senza formazione preventiva
Le 3 irregolarità più frequenti nel commercio
- DVR assente o non aggiornato: ancora la violazione più comune, anche in negozi aperti da anni
- Formazione obbligatoria non erogata: soprattutto per i lavoratori assunti di recente o stagionali
- Lavoratori in nero o parzialmente in nero: orari non dichiarati, contratti non aggiornati, soci lavoratori senza copertura
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