Il numero che non vuoi leggere ma devi conoscere
Nel 2025, secondo i dati INAIL, gli infortuni mortali sul lavoro in Italia hanno continuato a mantenersi intorno alle 1.000-1.100 denunce all'anno. Ogni settimana muoiono in media più di 20 lavoratori. Ogni morte apre automaticamente un fascicolo in Procura. E la prima cosa che gli inquirenti verificano è sempre la stessa: il datore di lavoro aveva il DVR aggiornato? Aveva formato i lavoratori? Aveva fornito i DPI? Aveva nominato l'RSPP e il medico competente?
Se la risposta a una sola di queste domande è "no", il datore di lavoro diventa automaticamente indagato per omicidio colposo.
Il processo per un infortunio mortale: cosa succede concretamente
- L'infortunio viene denunciato all'INAIL e alla Procura della Repubblica
- I Carabinieri NIL o gli ispettori ASL accedono immediatamente in azienda
- Sequestrano tutti i documenti di sicurezza: DVR, attestati formazione, registri DPI, verbali riunioni, nomine
- Se trovano carenze, il datore di lavoro viene iscritto nel registro degli indagati
- Inizia il procedimento penale per omicidio colposo (art. 589 c.p.) con circostanza aggravante per violazione delle norme antinfortunistiche
- La pena può arrivare fino a 7 anni di reclusione in caso di condanna
I documenti che ti salvano (o ti condannano)
In caso di infortunio mortale, questi sono i documenti che decidono le sorti del processo:
- DVR aggiornato e firmato dal datore di lavoro, RSPP e medico competente
- Attestati di formazione datati e anteriori all'infortunio
- Registro consegna DPI firmato dal lavoratore
- Verbali riunione periodica sicurezza
- Schede di sorveglianza sanitaria
- Nomine scritte di tutte le figure (RSPP, preposto, addetti emergenza)
Se uno di questi manca o non è aggiornato, il tuo avvocato avrà molta più difficoltà a difenderti. Contattaci: ti aiutiamo a mettere in ordine tutta la documentazione di sicurezza prima che succeda qualcosa.